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19/01/2026

Il Formatore 4.0

 

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e l’automazione sembrano ridefinire ogni confine, c’è un luogo dove la tecnologia incontra qualcosa di insostituibile: l’umanità. Nei centri della Fondazione FP INE, le officine meccaniche, i laboratori di domotica e le cucine professionali non sono solo spazi di apprendimento tecnico. Sono fucine di vita.

Il mestiere più bello del mondo (e il più necessario)

Oggi, formare un giovane nel Triveneto significa navigare tra due forze: da un lato, un mercato del lavoro che corre e richiede competenze tecniche altissime; dall'altro, la necessità di dare ai ragazzi un baricentro solido.

Don Bosco diceva:

"L'educazione è cosa di cuore, e le chiavi del cuore le possiede solo Dio."

Per noi, questa non è solo una citazione da appendere al muro. È il metodo operativo del formatore moderno. Non si tratta solo di spiegare come programmare una macchina a controllo numerico, ma di far capire a quel ragazzo che la precisione del suo lavoro è il primo passo verso la sua dignità di adulto.

Oltre il "saper fare": il valore dell'esempio

Il tessuto industriale veneto e friulano è fatto di eccellenze che cercano "teste e cuori", non solo mani. Il formatore è il primo ponte tra il sogno di un adolescente e la realtà di un'azienda.

Non è un semplice docente, ma un mentore: Gli studenti di oggi non cercano informazioni (quelle sono ovunque), cercano significato.

La pedagogia della presenza: Come insegnava il nostro fondatore, bisogna "amare ciò che amano i giovani affinché essi amino ciò che amano i superiori". Stare tra i banchi e tra i torni, condividendo la fatica e la soddisfazione del pezzo finito.

La sfida: accendere fuochi, non riempire sacchi

Il rischio della formazione professionale oggi è quello di appiattirsi sulla sola performance tecnica. Ma nel Triveneto, dove il lavoro è cultura, il formatore ha una missione più alta: trasformare l'occupabilità in felicità.

"In ogni giovane, anche nel più disgraziato, v'è un punto accessibile al bene e dovere primo dell'educatore è di cercare questo punto e farvi leva."

Quando un formatore riesce a trovare quel "punto accessibile", scatta una scintilla. Ed è lì che la formazione professionale smette di essere "scuola" e diventa trasformazione sociale.