Ci sono ragazzi che imparano a programmare una macchina a controllo numerico, altri che realizzano un impianto elettrico, riparano un’automobile, progettano un prodotto grafico o preparano un piatto. Altri ancora si occupano di informatica, coltivano una vite, curano un giardino o lavorano il marmo. Cambiano gli strumenti, i laboratori e le competenze, ma l’obiettivo rimane lo stesso: aiutare ogni giovane a scoprire le proprie capacità e a costruire il proprio futuro.
È questa la missione che unisce le sette Scuole e Centri di Formazione Professionale della Fondazione Salesiani per la Formazione Professionale Italia Nord Est: il Tusini di Bardolino, il Manfredini di Este, il San Marco di Mestre, il Don Bosco di San Donà di Piave, il Don Bosco di Schio, il Bearzi di Udine e il San Zeno di Verona, con la sede dedicata al marmo di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
Nell'ultimo anno formativo le scuole della Fondazione hanno accolto 3.088 studenti e attivato 149 corsi, ai quali si sono aggiunti quattro percorsi IFTS e cinque percorsi GOL. L’offerta comprende undici qualifiche, articolate in quattordici indirizzi, e undici diplomi professionali.
Dietro questi numeri ci sono storie, volti e percorsi differenti. Ci sono ragazzi che scelgono la Formazione Professionale dopo la scuola secondaria di primo grado e giovani che vi arrivano dopo un’esperienza scolastica difficile. Ci sono studenti che hanno già individuato con chiarezza il proprio settore e altri che hanno bisogno di essere aiutati a riconoscere i propri talenti.
La didattica laboratoriale permette loro di apprendere attraverso l’esperienza, senza separare il sapere dal saper fare. Le competenze culturali e di cittadinanza si intrecciano con quelle tecniche, mentre il tirocinio e il sistema duale consentono di entrare progressivamente nel mondo del lavoro. La qualifica professionale, conseguita dopo tre anni, è riconosciuta a livello nazionale ed europeo; il quarto anno conduce al diploma professionale e permette di raggiungere una maggiore specializzazione.
La collaborazione con le aziende non comincia al momento dello stage. Le imprese partecipano alla vita dei centri, aiutano a leggere l’evoluzione delle professioni, contribuiscono all’aggiornamento dei laboratori e segnalano le competenze richieste dal mercato del lavoro.
Questa relazione produce risultati concreti. Secondo l’ultimo Bilancio sociale della Fondazione, l’85% degli allievi formati risulta occupato e, tra questi, il 69% svolge un lavoro coerente con il percorso seguito. Il grado di soddisfazione per i tirocini raggiunge il 90% tra gli studenti e il 91% tra le aziende ospitanti.
Le imprese non cercano soltanto persone capaci di utilizzare una macchina o eseguire correttamente una lavorazione. Hanno bisogno di giovani puntuali, affidabili, disponibili a imparare, capaci di collaborare e di affrontare un problema con responsabilità. Per questo la preparazione tecnica non può essere separata dalla formazione umana.
La Formazione Professionale salesiana nasce dall’esperienza di don Bosco con i giovani apprendisti della Torino dell’Ottocento. Egli visitava le botteghe, dialogava con gli artigiani e si preoccupava che i ragazzi imparassero un mestiere senza essere sfruttati. Aveva compreso che il lavoro poteva diventare uno strumento di educazione, dignità e partecipazione alla vita sociale.
Oggi quella stessa intuizione continua nei laboratori dei CFP. Il formatore non è soltanto un tecnico che trasmette conoscenze, ma un adulto che accompagna, incoraggia e insegna ad affrontare anche l’errore e la fatica. L’attenzione alla persona contribuisce a contrastare la dispersione scolastica: nell’anno formativo 2024-2025 la percentuale degli allievi ritirati o dispersi si è fermata al 3%.
Per le famiglie, i CFP rappresentano un ambiente nel quale i figli possono essere conosciuti e accompagnati. Per le imprese sono partner nella preparazione delle professionalità necessarie allo sviluppo. Per le istituzioni costituiscono un presidio educativo capace di promuovere inclusione, occupazione e coesione sociale.
Sette scuole, dunque, ma un’unica missione: preparare lavoratori competenti e, nello stesso tempo, persone responsabili. Perché imparare un mestiere significa anche imparare a stare nel mondo, contribuendo con il proprio lavoro al bene della comunità.